Salute e Benessere
Proteina C reattiva (PCR): cosa succede quando si alza?
1. Che cos'è la proteina C-reattiva (PCR)?
2. Biologia della PCR
3. Misurazione della PCR
4. Applicazioni della proteina C-reattiva (PCR)
1. Che cos'è la proteina C-reattiva (PCR)?
La proteina C-reattiva (PCR) è una proteina di fase acuta prodotta dal fegato, in risposta ai processi infiammatori che colpiscono il nostro organismo. È uno dei biomarcatori più studiati in medicina, con numerose applicazioni nella diagnosi e nella gestione di varie malattie: aiuta infatti ad identificare l’attività di moltissime malattie infiammatorie, a definire la prognosi e ad indirizzare le eventuali terapie.
La proteina C-reattiva (PCR) mostra un'elevata espressione durante condizioni infiammatorie come l'artrite reumatoide, alcune malattie cardiovascolari ed una serie di infezioni.
2. Biologia della PCR
La PCR è una proteina composta da cinque subunità identiche, ciascuna con un peso molecolare di circa 25 kDa, è sintetizzata nel fegato in risposta a citochine infiammatorie come l'interleuchina-6 (IL-6) e al fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-alfa).
È stato scoperto più recentemente che la PCR può essere sintetizzata anche in altri tipi di cellule come cellule muscolari lisce, macrofagi, cellule endoteliali, linfociti e adipociti.
La produzione di PCR avviene in maniera rapida e intensa, con livelli che aumentano fino a 1.000 volte entro poche ore dall'inizio dell'infiammazione.
Tuttavia, quando gli stimoli terminano, i valori di PCR diminuiscono esponenzialmente nell'arco di 18-20 ore.
Ci sono molti altri fattori che possono alterare i livelli basali di PCR tra cui età, sesso, stato di fumo, peso, livelli lipidici e pressione sanguigna. Inoltre sta emergendo l’idea che anche la terapia ormonale sostitutiva orale determini un aumento livelli basali di PCR nelle donne in postmenopausa, aumentando il rischio di eventi trombotici come coaguli.
L'evidenza suggerisce che la PCR non è solo un marker di infiammazione, ma svolge anche un ruolo attivo nel processo infiammatorio: infatti è coinvolta nel riconoscimento e nell'eliminazione degli agenti patogeni. Si lega a varie molecole sulla superficie di batteri, virus e altri agenti patogeni, contrassegnandoli per la distruzione da parte del sistema immunitario. Questo processo, noto come opsonizzazione, migliora la capacità delle cellule immunitarie come i macrofagi e i neutrofili di riconoscere e fagocitare i patogeni, controllando così l’infezione. Oltre ai suoi effetti diretti sui patogeni, la PCR modula anche l'attività di altre cellule immunitarie, come le cellule T e le cellule B, e può stimolare la produzione di citochine e altri mediatori dell’infiammazione, amplificando così la risposta del sistema immunitario.
3. Misurazione della PCR
I livelli di PCR possono essere misurati utilizzando un semplice esame del sangue: il metodo più comunemente usato è la ricerca della PCR ad alta sensibilità.
I valori normali di PCR sono solitamente inferiori a 10 mg/L, anche se questo valore di riferimento può variare leggermente a seconda del laboratorio e del metodo specifico utilizzato. Livelli elevati di PCR sono tipicamente indicativi di un'attività di infiammazione in corso e possono essere utilizzati per diagnosticare e monitorare una varietà di malattie.
Essendo la PCR un marcatore aspecifico d'infiammazione, un eventuale aumento del suo valore deve allentare il medico, che provvederà a prescrivere esami più approfonditi per stabilire una diagnosi. Il dosaggio della proteina C reattiva viene indicato per:
- Valutare l'andamento e la gravità del processo infiammatorio;
- Determinare l'efficacia di una terapia antinfiammatoria;
- Verificare il processo di guarigione di traumi o ferite.
- Valutare il rischio di coronaropatie.
4. Applicazioni della proteina C-reattiva (PCR)
- Infezioni: una delle applicazioni più comuni della misurazione della PCR è nella diagnosi e nel monitoraggio delle infezioni. Livelli elevati di PCR sono spesso osservati nelle infezioni batteriche come polmonite, sepsi e infezioni del tratto urinario e possono aiutare a distinguere le infezioni batteriche dalle infezioni virali, che in genere non causano aumenti significativi dei livelli di PCR. In assenza di aumentati livelli di PCR dopo 12 ore dall'insorgenza di sintomi, è possibile escludere la presenza di un processo infettivo in atto. Oltre alla sua utilità diagnostica, i livelli di PCR possono anche essere utilizzati per monitorare la risposta al trattamento, poiché livelli decrescenti indicano una riduzione dell'infiammazione e quindi identificano la terapia adeguata. I livelli riscontrati inoltre aiutano nel comprendere l’entità dell’infezione;
- Malattie autoimmuni: i livelli di PCR possono anche essere elevati nelle malattie autoimmuni come l'artrite reumatoide (RA) e il lupus eritematoso sistemico (LES). Nell'artrite reumatoide, i livelli di PCR sono correlati con l'attività della malattia e possono essere utilizzati per monitorare la risposta al trattamento. Nel lupus eritematoso sistemico, i livelli di PCR possono essere utili per prevedere le riacutizzazioni della malattia e guidare le decisioni sul trattamento;
- Malattie cardiovascolari:la PCR è anche un utile marker di malattia cardiovascolare, come indicatore di rischio. Sembra infatti che la PCR si leghi alle membrane cellulari danneggiate contribuendo alla risposta infiammatoria e alla realizzazione di lesioni aterosclerotiche nei vasi arteriosi. Inoltre, i livelli di PCR sono stati collegati alla prognosi in pazienti con insufficienza cardiaca congestizia, fibrillazione atriale, miocardite, stenosi della valvola aortica e trapianto di cuore;
- Neoplasie e traumi:I livelli plasmatici di PCR aumentano da circa 10 mg/L a oltre 1000 mg/L entro 24-72 ore da gravi danni tissutali , come traumi e cancro progressivo.
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